GRANDI DELITTI DELLA STORIA
1° VOLUMEJOHN FITZGERALD KENNEDYDallas, 22 novembre 1963. Una raffica di colpi di fucile mette fine alla vita di John Fitzgerald Kennedy, presidente degli Stati Uniti e simbolo di una nuova speranza americana. La Commissione Warren, incaricata di indagare sull’attentato, chiude il caso con un verdetto perentorio: l’assassino è Lee Harvey Oswald, un uomo solo, senza complici. Eppure, fin dall’inizio, quella verità ufficiale non convince. Troppi punti oscuri, troppa fretta nel mettere la parola fine a una tragedia che ha scosso il mondo. Le incongruenze, le omissioni, le strane coincidenze alimentano da decenni sospetti e teorie alternative: Oswald fu davvero un «cane sciolto» o l’ingranaggio, forse inconsapevole, di un complotto più vasto? L’omicidio di Kennedy resta una ferita aperta nella storia americana, il momento in cui il «sogno di Camelot» si spezzò, lasciando dietro di sé un labirinto di domande senza risposta.
2° VOLUMEFRANCESCO FERDINANDO D'ASBURGOIl 28 giugno 1914, a Sarajevo, un colpo di pistola cambia il destino del mondo. L’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este e la moglie Sophie cadono sotto i colpi di Gavrilo Princip, un giovane nazionalista serbo-bosniaco. Pochi, a corte o nell’impero, ne piangono la morte: l’erede al trono era figura scomoda, impopolare, invisa ai circoli di potere di Vienna. Ma il delitto non può restare impunito. Quando le indagini rivelano che dietro l’attentato si nascondono ufficiali del Regno di Serbia, l’impero asburgico vede l’occasione per regolare i conti con un vicino ingombrante, fautore del nazionalismo slavo e minaccia costante al dominio austro-ungarico nei Balcani. Quella che doveva essere un’azione punitiva diventa così il detonatore di una catena di decisioni, errori e rivalità che, nel giro di poche settimane, trascinerà l’Europa intera nella catastrofe della Prima guerra mondiale.
3° VOLUMECICERONELa Repubblica agonizza sotto il peso delle guerre civili, mentre il potere è ormai nelle mani del secondo triumvirato. Antonio, Ottaviano e Lepido stringono un patto di sangue: prima di vendicare Cesare e marciare contro i suoi assassini, occorre eliminare ogni voce dissidente. Tra le vittime designate c’è Marco Tullio Cicerone, l’uomo che con la forza della parola aveva osato sfidare i potenti. A più di sessant’anni, dopo una carriera politica e oratoria senza eguali, Cicerone è solo, deluso, consapevole che la fine è vicina – la sua e quella della libertà repubblicana per cui aveva vissuto. La sua esecuzione non è soltanto la vendetta di un avversario, ma il simbolo della fine di un mondo: con la sua morte, la Repubblica romana cede definitivamente il passo all’Impero.
4° VOLUMEMARTIN LUTHER KINGMemphis, 4 aprile 1968. Un colpo di fucile mette fine alla vita di Martin Luther King, guida carismatica del movimento per i diritti civili, voce della non violenza e Premio Nobel per la Pace. Poche ore dopo, la polizia trova l’arma del delitto: sopra, le impronte di James Earl Ray, un evaso con un passato da piccolo criminale. Arrestato, Ray confessa, poi ritratterà, lasciando dietro di sé una scia di dubbi. Come ha potuto un uomo solo uccidere uno dei personaggi più sorvegliati d’America? È davvero un atto isolato o il tassello di una trama più oscura, in cui si muovono i servizi segreti e le ombre del potere? La vicenda dell’assassinio di King si intreccia con la lunga e dolorosa battaglia per i diritti degli afroamericani, e con l’eredità morale di un leader che, anche nella morte, continua a interrogare la coscienza del mondo.
5° VOLUMEPIER PAOLO PASOLINIÈ il 2 novembre 1975, giorno dei Morti. All’Idroscalo di Ostia, su una strada sterrata, viene ritrovato il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini. Le ferite, il sangue, la brutalità della scena parlano di un massacro. In poche ore, la notizia attraversa l’Italia e il mondo: è stato assassinato uno degli intellettuali più lucidi e controversi; scrittore, poeta, regista, voce critica di un Paese in piena trasformazione. Da allora, la domanda resta aperta: a uccidere Pasolini fu la sua vita privata o la sua forza pubblica, scomoda e inascoltata? Dietro quell’interrogativo si nasconde la contraddizione di un’intera nazione, divisa tra modernità e ipocrisia, desiderio di cambiamento e paura della verità. Il suo assassinio continua a parlarci ancora oggi, come il simbolo tragico di un’Italia che, nel silenziare una voce, ha messo a tacere una parte di sé.
6° VOLUMEGIULIANO DE' MEDICILa congiura dei Pazzi segna la fine di una stagione irripetibile della Firenze rinascimentale. Con l’assassinio di Giuliano de’ Medici e la sopravvivenza del fratello Lorenzo il Magnifico, la città perde il suo equilibrio fragile tra arte, politica e potere, e Lorenzo assume un ruolo di governo sempre più assoluto. L’attentato del 1478 non fu solo un dramma familiare: rappresentò anche la svolta di un’epoca, l’inizio della crisi dell’equilibrio tra gli Stati italiani costruito dopo la pace di Lodi. Dietro la congiura si muoveva un intreccio di interessi che univa il papa, il re di Napoli, il duca di Urbino e una parte della stessa società fiorentina, insofferente al dominio dei Medici. Ricostruire quella trama di alleanze, rivalità e tradimenti significa comprendere la natura di una Signoria mascherata da repubblica e la parabola di un potere che, pur ammantato di splendore, aveva già in sé i segni della propria fine.
7° VOLUMEALDO MOROSono passati più di quarant’anni dall’assassinio di Aldo Moro. Nel frattempo si sono celebrati cinque processi e ben due commissioni parlamentari d’inchiesta hanno esaminato il caso. Nonostante ciò, la pubblicazione di saggi, ricostruzioni e teorie complottiste non accenna a diminuire. Per quale motivo? Perché la vicenda Moro rappresenta uno dei crocevia politici più delicati della storia repubblicana e perché tutti i protagonisti – istituzioni, partiti e Brigate Rosse – hanno, seppure per ragioni diverse, ostacolato una piena chiarificazione degli eventi. Questo libro, basandosi su una straordinaria quantità di documenti e testimonianze, ricostruisce i momenti chiave di quel delitto e propone una lettura che non elude le responsabilità storiche, che rimangono necessariamente condivise.
8° VOLUMEABRAMO LINCOLN«Si può ingannare tutti per un po’, o qualcuno per sempre, ma non si può ingannare tutti per sempre.» È improbabile che Abramo Lincoln abbia davvero pronunciato queste parole, ma certamente riflettono lo spirito dei valori che lo animavano. Con un passato da tagliaboschi, battelliere, postino e uomo di mille mestieri, Lincoln raggiunse la più alta carica degli Stati Uniti conservando la reputazione di integrità che lo aveva accompagnato per tutta la vita. È impossibile sapere quanto ancora avrebbe potuto offrire al suo Paese se non fosse stato assassinato da John Wilkes Booth; ciò che lasciò, però, fu una nazione più coesa e più cosciente di sé. Come accadde per altri grandi leader prima di lui, l’attentato pose fine alla sua vita, ma non riuscì a scalfire la forza del suo messaggio morale e intellettuale.
9° VOLUMEI BORGIAIl 6 agosto, appena tre giorni dopo che le caravelle di Cristoforo Colombo sono salpate alla ricerca di nuove rotte e nuovi mondi, a Roma si riunisce il conclave. Siamo nel 1492: l’Italia ha appena perduto Lorenzo il Magnifico, ultimo argine agli equilibri fragili della penisola, e alla fine di luglio si è spento anche il pacato papa Innocenzo VIII. Dalle votazioni emerge il nome del cardinale Rodrigo Borgia. Con prontezza indossa la tiara quasi fosse una corona e si insedia sul trono pontificio come non appartenesse a San Pietro, ma a un sovrano laico. È un tempo agitato da intrighi, guerre e congiure, e proprio in questo clima la potenza dei Borgia si dispiega in tutta la sua forza. Non solo l’Italia, ma l’Europa intera assisterà ai sogni di grandezza di un papa divenuto quasi un Imperator, alle ambizioni di un cardinale trasformato in principe modello e all’ascesa di una figlia di papa destinata a diventare duchessa. È così che prende avvio la saga di Alessandro, Cesare e Lucrezia Borgia.
10° VOLUMETIBERIOSe la morte violenta di Giulio Cesare aveva innescato una serie di conflitti che avrebbe finito per consacrare il suo progetto politico e perfino la sua divinizzazione, l’eutanasia anticipata somministrata al capezzale del settantasettenne Tiberio segnò invece il compimento di un fallimento, tanto politico quanto personale, che lo stesso principe, ormai stanco, aveva riconosciuto da tempo. Cresciuto in una famiglia profondamente legata agli ideali repubblicani e poi sospinto ai vertici dell’Impero, Tiberio inseguì senza riuscirci il sogno di conciliare libertà e principato. Con il passare degli anni si trasformò in persecutore, offrendo ai contemporanei e ai posteri l’immagine di un despota. Ma fu, al tempo stesso, un uomo profondamente solo e spesso frainteso.
11° VOLUMEUMBERTO IIl 29 luglio 1900 l’uccisione di Umberto I scosse profondamente il Paese. Era il terzo attentato contro il sovrano e arrivava in un clima europeo già segnato dall’assassinio di diversi capi di Stato. Ancora una volta, a premere il grilletto era un anarchico: un operaio che vedeva nel re il simbolo dell’oppressione statale. Si chiamava Gaetano Bresci e rientrava dagli Stati Uniti, da Paterson (New Jersey), fucina di radicali e città in cui risiedeva anche Enrico Malatesta, figura di spicco del movimento libertario internazionale. L’episodio può essere letto da angolature diverse: come la tragica conclusione delle vite di due uomini, come l’evento che contribuì a sciogliere la crisi istituzionale di fine secolo o come l’inizio del declino dell’anarchismo militante. Il libro esplora questi piani di lettura attraverso le biografie dei due protagonisti: l’uccisore e la sua vittima.
12° VOLUMEGANDHIGandhi è ricordato come il fondatore simbolico dell’India moderna e come una delle voci più autorevoli della lotta contro il colonialismo britannico. Alla conquista dell’indipendenza seguirono però solo pochi mesi prima della sua morte violenta: venne ucciso da Nathuram Godse, giornalista e militante legato alla Hindu Mahasabha, movimento ispirato a un nazionalismo indù radicale. Nel messaggio rivolto al Paese, Nehru parlò dell’azione di un folle. Ma l’omicidio non fu il gesto isolato di una mente squilibrata: attorno a quel colpo di pistola si addensano responsabilità più ampie, legate a chi accolse con favore la scomparsa di un uomo ormai considerato, da alcuni, scomodo e fuori tempo nella logica spietata della politica di allora.
13° VOLUMECALIGOLA24 gennaio 41 d.C.: Caligola cade assassinato. Considerato nei secoli un tiranno folle e deviato, le infinite sfumature della sua presunta pazzia appaiono così improbabili da far pensare immediatamente a una costruzione artificiosa. Una storiografia compiacente ha tramandato quell’immagine, ma di follia autentica in Caligola non c’è traccia. Ciò che emerge, piuttosto, è una personalità narcisista e sprezzante, capace di scardinare l’ipocrita dialettica del potere e di smascherarne i meccanismi più oscuri, ridicolizzandoli. Il suo assassinio si colloca in un contesto complesso, in cui nuove istanze, simboli e richiami esterni – ancora privi di un linguaggio politico definito – non devono mettere radici, per consentire alle vecchie forme di autorità di conservarsi. I congiurati non ne sono ancora consapevoli, ma qualcosa, ormai, ha già cominciato a incrinarsi.
14° VOLUMEIPAZIANel 415 d.C., durante la quaresima, Ipazia venne assalita per strada e trascinata con la forza nella principale chiesa di Alessandria d’Egitto. Lì, al riparo da testimoni, fu spogliata e sottoposta a torture che si conclusero con la sua morte. Alle spalle di quel linciaggio c’era una lunga stagione di conflitti tra pagani e cristiani, acuita dallo scontro di potere tra il prefetto della città e il vescovo Cirillo. Sappiamo chi guidò materialmente gli aggressori, ma ricostruire l’intera vicenda resta difficile: le fonti sono scarse, gli interessi in gioco pesanti e, sin dall’inizio, non mancò il tentativo di insabbiare le responsabilità.
15° VOLUMEGIACOMO MATTEOTTIL’uccisione di Giacomo Matteotti, avvenuta il 10 giugno 1924, rappresenta un punto di svolta decisivo nella storia italiana. Il Partito Nazionale Fascista ha appena conquistato le elezioni e domina il parlamento, mentre lo Stato liberale esiste ancora, seppure già profondamente indebolito. L’indignazione che attraversa il Paese sembra poter travolgere Mussolini, vicino alla caduta; ma il capo del fascismo riesce a salvarsi, offrendo alcuni collaboratori come capri espiatori, pilotando un processo privo di reale giustizia e imponendo poi un lungo silenzio destinato a durare vent’anni. Intanto, Matteotti si trasforma, in Italia e in Europa, nel simbolo della lotta contro ogni forma di autoritarismo. Il volume ne ricostruisce la figura oltre il mito, le responsabilità dei suoi uccisori e il contesto politico lacerato che segnò l’Italia nel primo dopoguerra.
16° VOLUMEMARATFigure opposte e al tempo stesso speculari, Jean-Paul Marat e Charlotte Corday condivisero molto più di quanto lascino pensare le loro storie individuali. Entrambi rimasero, in fondo, ai margini di una Rivoluzione che non seppe mai accoglierli fino in fondo e di cui incarnarono i poli estremi. Nella Francia rivoluzionaria furono, a seconda dello sguardo, carnefici o salvatori, santi o mostri, esuli interiori di una patria che immaginavano giusta e che volevano redimere a ogni costo. Lui, tribuno infuocato e instancabile regista della collera popolare, trascinava le folle invocando il sangue come riscatto. Lei, silenziosa e solitaria, guardava al passato con nostalgia, alla virtù perduta come a un ideale da restaurare. L’incontro tra queste due visioni inconciliabili non poteva che sfociare nello scontro definitivo: un gesto assoluto, irreversibile, in cui entrambi consumarono il proprio destino.
17° VOLUMEI GRACCHILa storia dei Gracchi è uno dei passaggi più drammatici e significativi della Roma repubblicana, già percepito dagli antichi come un punto di non ritorno. Tra il 133 e il 122 a.C., Tiberio e Caio Gracco – i figli prediletti di Cornelia – tentarono di riformare lo Stato dall’interno, assumendo il ruolo di tribuni della plebe, una magistratura che metteva in discussione gli equilibri del potere. Il loro progetto mirava a costruire un assetto più giusto, fondato sul peso politico del popolo e su una redistribuzione delle risorse. Ma l’aristocrazia, decisa a non cedere privilegi, rispose con la repressione: i due fratelli furono eliminati senza processo insieme a migliaia di sostenitori e la loro figura venne poi deformata dalla propaganda, che li trasformò in sovversivi pericolosi, colpevoli – secondo i loro detrattori – di voler distruggere l’ordine sociale.
18° VOLUMEMASANIELLOUn giovane «scalzo» del Lavinaio, che viveva di stenti fra contrabbando e gioco d’azzardo, si ritrovò a essere l’eroe di un intero popolo, il «capitan generale» di una rivolta contro il malgoverno del viceré e la violenza dell’aristocrazia nella Napoli del XVII secolo. È la storia di Tommaso Aniello d’Amalfi, meglio noto come Masaniello, il «pescivendolo» che, nonostante le umili origini, ebbe il coraggio di combattere la politica del governatore regio per salvare il popolo dall’insostenibile miseria. Dal 7 al 16 luglio del 1647, nel giro di soli dieci giorni, Masaniello divenne il re indiscusso di Napoli, ma fu tradito dai suoi più stretti collaboratori e ucciso brutalmente da una congiura ordita dal viceré.
20° VOLUMEELISABETTA D'AUSTRIADa icona di grazia e mondanità, Elisabetta d’Austria viene trascinata nel cuore della politica dal gesto di un assassino. A colpirla è Luigi Lucheni, un uomo cresciuto tra abbandoni e frustrazioni, che per anni accumula rancore contro un mondo percepito come ostile, alimentando sogni di rivalsa. Quando arriva a Ginevra, il suo destino si incrocia con quello dell’imperatrice asburgica. Così Sisi entra tragicamente nella storia come la prima donna uccisa da un attentato anarchico. Un delitto che appare fortuito e insieme carico di simboli, segnando l’inizio di una nuova stagione europea. Sul loro incontro si proietta un’epoca al tramonto: l’anarchismo individualista e le aspirazioni irredentiste scuotono l’assetto del continente. In questo scenario, Sisi e Lucheni sembrano figure trascinate dagli eventi, strumenti inconsapevoli della crisi profonda che investe l’Europa di fine Ottocento.
21° VOLUMECHE GUEVARANell’autunno del 1966, dopo mesi vissuti nell’ombra tra Praga e L’Avana, Che Guevara entra clandestinamente in Bolivia insieme a un gruppo selezionato di combattenti cubani. Il progetto è ambizioso: trasformare l’America Latina in un nuovo fronte rivoluzionario, sul modello del Vietnam. Nel Sud del Paese viene allestita una base operativa da cui partono le prime azioni contro l’esercito boliviano, sostenuto dagli apparati statunitensi. Da lì ha inizio una serrata operazione di controguerriglia che si trasforma presto in un inseguimento senza tregua. Dopo mesi di scontri e fughe, l’epilogo arriva il 9 ottobre 1967: il Che viene catturato nel villaggio di La Higuera e ucciso dal tenente Mario Terán.
22° VOLUMEJOHN LENNONLa notte dell’8 dicembre 1980 una notizia sconvolse il mondo: a New York era stato ucciso John Lennon. L’evento occupò immediatamente le prime pagine di tutti i giornali, oscurando perfino la crisi degli ostaggi americani a Teheran. Con lui non veniva meno soltanto una leggenda della musica rock, ma si spegneva una voce che aveva incarnato lo spirito di un’intera generazione. La sua scomparsa segnò simbolicamente la fine di un’epoca in cui musica, stile e idea stessa di gioventù avevano conosciuto una trasformazione radicale e irreversibile.
23° VOLUMELEV TROTSKYTrotsky è una delle figure decisive del Novecento e una presenza centrale nella Rivoluzione Russa. Attorno a lui si è costruita la leggenda dell’uomo che sfida il potere assoluto – un David davanti al Golia staliniano, destinato però alla sconfitta. La sua vita sembra un romanzo d’avventura: la fuga dalla Siberia su una slitta, giorni di marcia nella neve; la guida improvvisata delle masse nell’Ottobre rivoluzionario; la nascita dell’Armata Rossa quasi dal nulla; l’esilio, gli attentati, fino all’ultimo gesto di lucidità, quando, ferito a morte, ordinò di non uccidere il suo aggressore per ottenere una confessione. È anche per questo che Trotsky è diventato un’icona popolare: un eroe che combatte, cade, perde, eppure riparte. Un vincente che paga spesso con la sconfitta, e proprio da lì trae la forza del mito.
24° VOLUMEENRICO MATTEILa morte di Enrico Mattei resta uno dei primi grandi enigmi dell’Italia del dopoguerra. Dirigente pubblico di potere straordinario, condusse il «cane a sei zampe» in sfide audaci, capaci di scardinare assetti economici consolidati e di ridisegnare i rapporti di forza dentro e fuori dai confini nazionali, affrontando direttamente i giganti del petrolio. Manager innovatore e visionario, la sua strategia lo trasformò in un bersaglio. Attorno alla sua figura si intrecciarono interessi e ostilità: apparati politici, servizi segreti italiani e stranieri, reti criminali e colossi energetici. Un intreccio che culminò in un attentato rimasto senza colpevoli certi, con mandanti e responsabilità ancora avvolti nell’ombra.
25° VOLUMEROSE LUXEMBURGIl colpo inferto con il calcio del fucile, il proiettile alla testa, il corpo che sprofonda nelle acque nere di una notte d’inverno a Berlino: i particolari dell’uccisione di Rosa Luxemburg sono crudi, ma non oscurano ciò che la sua vita è stata. Anzi, non bastano a cancellarla. La morte non la colse di sorpresa: era una possibilità che aveva messo in conto scegliendo la militanza. Quando arrivò, Rosa aveva già affidato al mondo abbastanza parole da rendersi inattaccabile dal tempo. Il suo pensiero le è sopravvissuto. La vera desolazione non è nella sua fine, ma in chi resta; non nell’idea colpita, ma nell’umanità violata. Come scrisse in una lettera a Sophie Liebknecht, osservando un bufalo picchiato senza motivo da una guardia, così stiamo ancora oggi davanti alla sua uccisione: incapaci di intervenire, senza parole. Uniti soltanto nel dolore, nell’impotenza, nella nostalgia.
26° VOLUMEFILIPPO II DI MACEDONIAChi fu davvero Filippo II di Macedonia: un despota rozzo ai margini del mondo greco o l’artefice di una nuova idea di ellenismo? E chi orchestrò la sua morte, avvenuta in modo così teatrale alla vigilia della più imponente impresa mai concepita dalla Grecia antica? Questo libro accompagna il lettore dentro i misteri che circondano la vita e l’uccisione di un sovrano capace, grazie a talento politico e innovazione militare, di fondare il primo grande progetto di dominio continentale europeo. Un successo che non lo protesse da una fine brutale, ancora avvolta nell’incertezza quanto ai mandanti. Eppure gli indizi sono numerosi e il disegno appare di una lucidità implacabile: un attentato studiato nei dettagli, decisivo per cambiare il corso della storia. Senza quel regicidio, infatti, l’idea stessa di un impero universale – quello che sarà realizzato dal figlio Alessandro – non avrebbe potuto prendere forma.