8° VOLUMEABRAMO LINCOLN«Si può ingannare tutti per un po’, o qualcuno per sempre, ma non si può ingannare tutti per sempre.» È improbabile che Abramo Lincoln abbia davvero pronunciato queste parole, ma certamente riflettono lo spirito dei valori che lo animavano. Con un passato da tagliaboschi, battelliere, postino e uomo di mille mestieri, Lincoln raggiunse la più alta carica degli Stati Uniti conservando la reputazione di integrità che lo aveva accompagnato per tutta la vita. È impossibile sapere quanto ancora avrebbe potuto offrire al suo Paese se non fosse stato assassinato da John Wilkes Booth; ciò che lasciò, però, fu una nazione più coesa e più cosciente di sé. Come accadde per altri grandi leader prima di lui, l’attentato pose fine alla sua vita, ma non riuscì a scalfire la forza del suo messaggio morale e intellettuale.
«All’arme! All’arme! I priori fanno carne!» grida un artigiano per incitare alla rivolta. È il 20 luglio del 1378, siamo a Firenze in piena rivolta dei Ciompi, una delle tante che infiammano l’Europa nel corso del Trecento. Arrivano completamente inaspettate. Durano pochissimo, talvolta solo qualche settimana, poi vengono represse. Ma in quel poco tempo succedono cose tali da rimanere per sempre incise nella memoria collettiva. Sono le rivolte popolari. La storia, almeno nell’ultimo millennio, è tutta punteggiata da momenti critici in cui una massa
di persone decide che il futuro così come lo vede non gli piace, e prova a cambiarlo. Il Medioevo non fa eccezione: anche allora non sono mancati movimenti insurrezionali che nel loro sviluppo iniziale non sembrano affatto distinguibili dalle più travolgenti rivoluzioni moderne. In particolare nella seconda metà del Trecento se ne sono concentrati così tanti da costituire un’anomalia. Alessandro Barbero, utilizzando le cronache del tempo, ci fa rivivere la concitazione, l’entusiasmo, la violenza delle più spettacolari fra queste insurrezioni. Per molto tempo gli storici hanno visto nel loro fallimento non solo la prova che i rivoltosi non avevano nessuna possibilità di riuscire, ma che non perseguivano neppure un obiettivo consapevole. Nulla di più falso: i rivoltosi sapevano quello che stavano facendo, avevano rivendicazioni precise e si battevano consapevolmente per realizzarle.
7° VOLUMEALDO MOROSono passati più di quarant’anni dall’assassinio di Aldo Moro. Nel frattempo si sono celebrati cinque processi e ben due commissioni parlamentari d’inchiesta hanno esaminato il caso. Nonostante ciò, la pubblicazione di saggi, ricostruzioni e teorie complottiste non accenna a diminuire. Per quale motivo? Perché la vicenda Moro rappresenta uno dei crocevia politici più delicati della storia repubblicana e perché tutti i protagonisti – istituzioni, partiti e Brigate Rosse – hanno, seppure per ragioni diverse, ostacolato una piena chiarificazione degli eventi. Questo libro, basandosi su una straordinaria quantità di documenti e testimonianze, ricostruisce i momenti chiave di quel delitto e propone una lettura che non elude le responsabilità storiche, che rimangono necessariamente condivise.
6° VOLUMEGIULIANO DE' MEDICILa congiura dei Pazzi segna la fine di una stagione irripetibile della Firenze rinascimentale. Con l’assassinio di Giuliano de’ Medici e la sopravvivenza del fratello Lorenzo il Magnifico, la città perde il suo equilibrio fragile tra arte, politica e potere, e Lorenzo assume un ruolo di governo sempre più assoluto. L’attentato del 1478 non fu solo un dramma familiare: rappresentò anche la svolta di un’epoca, l’inizio della crisi dell’equilibrio tra gli Stati italiani costruito dopo la pace di Lodi. Dietro la congiura si muoveva un intreccio di interessi che univa il papa, il re di Napoli, il duca di Urbino e una parte della stessa società fiorentina, insofferente al dominio dei Medici. Ricostruire quella trama di alleanze, rivalità e tradimenti significa comprendere la natura di una Signoria mascherata da repubblica e la parabola di un potere che, pur ammantato di splendore, aveva già in sé i segni della propria fine.
5° VOLUMEPIER PAOLO PASOLINIÈ il 2 novembre 1975, giorno dei Morti. All’Idroscalo di Ostia, su una strada sterrata, viene ritrovato il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini. Le ferite, il sangue, la brutalità della scena parlano di un massacro. In poche ore, la notizia attraversa l’Italia e il mondo: è stato assassinato uno degli intellettuali più lucidi e controversi; scrittore, poeta, regista, voce critica di un Paese in piena trasformazione. Da allora, la domanda resta aperta: a uccidere Pasolini fu la sua vita privata o la sua forza pubblica, scomoda e inascoltata? Dietro quell’interrogativo si nasconde la contraddizione di un’intera nazione, divisa tra modernità e ipocrisia, desiderio di cambiamento e paura della verità. Il suo assassinio continua a parlarci ancora oggi, come il simbolo tragico di un’Italia che, nel silenziare una voce, ha messo a tacere una parte di sé.
4° VOLUMEMARTIN LUTHER KINGMemphis, 4 aprile 1968. Un colpo di fucile mette fine alla vita di Martin Luther King, guida carismatica del movimento per i diritti civili, voce della non violenza e Premio Nobel per la Pace. Poche ore dopo, la polizia trova l’arma del delitto: sopra, le impronte di James Earl Ray, un evaso con un passato da piccolo criminale. Arrestato, Ray confessa, poi ritratterà, lasciando dietro di sé una scia di dubbi. Come ha potuto un uomo solo uccidere uno dei personaggi più sorvegliati d’America? È davvero un atto isolato o il tassello di una trama più oscura, in cui si muovono i servizi segreti e le ombre del potere? La vicenda dell’assassinio di King si intreccia con la lunga e dolorosa battaglia per i diritti degli afroamericani, e con l’eredità morale di un leader che, anche nella morte, continua a interrogare la coscienza del mondo.
2° VOLUMEFRANCESCO FERDINANDO D'ASBURGOIl 28 giugno 1914, a Sarajevo, un colpo di pistola cambia il destino del mondo. L’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este e la moglie Sophie cadono sotto i colpi di Gavrilo Princip, un giovane nazionalista serbo-bosniaco. Pochi, a corte o nell’impero, ne piangono la morte: l’erede al trono era figura scomoda, impopolare, invisa ai circoli di potere di Vienna. Ma il delitto non può restare impunito. Quando le indagini rivelano che dietro l’attentato si nascondono ufficiali del Regno di Serbia, l’impero asburgico vede l’occasione per regolare i conti con un vicino ingombrante, fautore del nazionalismo slavo e minaccia costante al dominio austro-ungarico nei Balcani. Quella che doveva essere un’azione punitiva diventa così il detonatore di una catena di decisioni, errori e rivalità che, nel giro di poche settimane, trascinerà l’Europa intera nella catastrofe della Prima guerra mondiale.
1° VOLUMEJOHN FITZGERALD KENNEDYDallas, 22 novembre 1963. Una raffica di colpi di fucile mette fine alla vita di John Fitzgerald Kennedy, presidente degli Stati Uniti e simbolo di una nuova speranza americana. La Commissione Warren, incaricata di indagare sull’attentato, chiude il caso con un verdetto perentorio: l’assassino è Lee Harvey Oswald, un uomo solo, senza complici. Eppure, fin dall’inizio, quella verità ufficiale non convince. Troppi punti oscuri, troppa fretta nel mettere la parola fine a una tragedia che ha scosso il mondo. Le incongruenze, le omissioni, le strane coincidenze alimentano da decenni sospetti e teorie alternative: Oswald fu davvero un «cane sciolto» o l’ingranaggio, forse inconsapevole, di un complotto più vasto? L’omicidio di Kennedy resta una ferita aperta nella storia americana, il momento in cui il «sogno di Camelot» si spezzò, lasciando dietro di sé un labirinto di domande senza risposta.