E NON SCAPPARE MAIdi Annalisa CuzzocreaA 100 anni dalla nascita di Miriam Mafai, Annalisa Cuzzocrea ricostruisce l’appassionante biografia di una giornalista, una partigiana e una donna che ha attraversato oltre 80 anni di vita italiana con curiosità, coraggio e rigore morale. Il racconto delle vicende private accanto a quello delle battaglie in difesa della libertà e dell’emancipazione femminile restituisce un quadro a tutto tondo di una protagonista della cultura del Novecento.Annalisa Cuzzocrea ha seguito le tracce di Miriam Mafai grazie a una scatola blu avuta in custodia dalla figlia Sara. Dentro lettere, diari, telegrammi, ricordi della madre. Il romanzo di una vita, come dice l’autrice, che indaga pagine intime e segrete, si confronta con le passioni politiche – e non solo – di Mafai, ripercorrendo i segni degli amori e delle ferite.
15° VOLUMEIn questo volume ci spingiamo oltre il limitare di Roma antica per scoprire come il latino dia origine alle lingue romanze, ma al contempo resti vivo per gli uomini di cultura. Ci perdiamo quindi tra le strade e le piazze dell’Urbe, scoprendo i giochi e le abitudini dei bambini di allora: in questo ci aiuta il lessico, da bulla a ludus, da partus a praetexta. Nelle pagine seguenti ci rendiamo conto ancora una volta di come i Romani fossero saggi – grazie a massime come «tempus fugit» o «verba volant, scripta manent» – e allo stesso tempo senza peli sulla lingua: sono tante le loro invettive che utilizziamo in italiano. Dopo averle lette, a emozionarci sono i più grandi poeti elegiaci della latinità: Tibullo e Properzio. Infine, i cenni di grammatica sono dedicati alle proposizioni subordinate soggettive e oggettive.
14° VOLUMEIn questo volume assistiamo alla crisi del latino nell’ultima stagione di Roma antica, quando lingua colta e lingua popolare si distanziano sempre di più. Ci curiamo insieme agli abitanti dell’Urbe, che passano gradualmente dall’accudimento magico del pater familias alla medicina d’origine greca, sviluppando l’opportuno lessico: da clinici a laserpicium, da morbus a pharmacopola. Nel capitolo dedicato alle sentenze partiamo da «repetita iuvant» e approdiamo a «si vis pacem para bellum», prima di concentrarci sui nomi propri: quanti, tra quelli che usiamo ancora oggi, sono di origine latina? Grazie alle pagine scelte torniamo quindi agli albori della tradizione letteraria antica, con i suoi fondatori: Livio Andronico, Catone ed Ennio. In chiusura, grazie ai cenni di grammatica ripassiamo le tre regole delle proposizioni subordinate.
13° VOLUMEIn questo volume tocchiamo con mano una novità dirompente per Roma: il cristianesimo, dapprima oggetto di persecuzione, quindi motore di cambiamento che incide in maniera decisiva anche sulla lingua. Scopriamo poi che gli abiti indossati venivano scelti in base all’età e al ceto, ammiriamo i gioielli dell’epoca e ci impratichiamo con il relativo lessico, da habitus a lacerna, da stola a toga. Non mancano sentenze a cui ancora oggi ci rifacciamo, come «qui gladio ferit gladio perit» o «rem tene, verba sequentur». E se c’è una cosa in cui i Romani eccellevano, era di certo la politica: per questo tante parole di quell’ambito sono passate all’italiano. I due autori che leggiamo sono Apuleio, con le sue Metamorfosi, e Fedro, che seppe portare nell’Urbe il genere della favola messo a punto dal greco Esopo. Infine, nei cenni di grammatica si completa l’esame delle proposizioni principali.
12° VOLUMEIn questo volume indaghiamo gli albori delle lingue romanze: l’Impero è ormai troppo vasto perché si parli ovunque lo stesso latino, che inizia così a variare da zona a zona. Come varia il rapporto tra l’Urbe e la filosofia, disciplina d’origine greca dapprima guardata con sospetto, poi accolta e praticata pur in subordine all’impegno politico, tanto da genere un lessico specifico: da humanitas a philosophari, da providentia a sapientia. Ci affacciamo del resto a un orizzonte in cui prende sempre più piede il cristianesimo, che darà la propria impronta a detti celebri come «ora et labora», mentre altri, come «panem et circenses» e «pecunia non olet», restano decisamente più pagani. Dopo aver individuato tracce di latino nel lessico scolastico, ci dedicheremo a leggere due grandi convertiti, le cui opere sono fondamentali per la storia delle fede: Tertulliano e Agostino. Infine, nei cenni di grammatica si iniziano ad affrontare le proposizioni principali.
26° VOLUMEFILIPPO II DI MACEDONIAChi fu davvero Filippo II di Macedonia: un despota rozzo ai margini del mondo greco o l’artefice di una nuova idea di ellenismo? E chi orchestrò la sua morte, avvenuta in modo così teatrale alla vigilia della più imponente impresa mai concepita dalla Grecia antica? Questo libro accompagna il lettore dentro i misteri che circondano la vita e l’uccisione di un sovrano capace, grazie a talento politico e innovazione militare, di fondare il primo grande progetto di dominio continentale europeo. Un successo che non lo protesse da una fine brutale, ancora avvolta nell’incertezza quanto ai mandanti. Eppure gli indizi sono numerosi e il disegno appare di una lucidità implacabile: un attentato studiato nei dettagli, decisivo per cambiare il corso della storia. Senza quel regicidio, infatti, l’idea stessa di un impero universale – quello che sarà realizzato dal figlio Alessandro – non avrebbe potuto prendere forma.
11° VOLUMEIn questo volume entriamo come mai in precedenza nella vita privata dei Romani: leggiamo infatti gli epistolari di uomini semidotti o poco istruiti e le maledizioni contro gli avversari affidate a speciali laminette di piombo. Ci sediamo a tavola con loro, popolo nato frugale che scoprì l’abbondanza divenendo Impero, e ci appropriamo del relativo lessico: da caseus a garum, da oleum a vinum. Ancora una volta ci immergiamo nella saggezza antica apprendendo il significato più profondo di espressioni celebri come «o tempora, o mores» e «omina vincit amor» e rintracciamo le sopravvivenze del lessico latino nel nostro calendario. Quanto alla parte antologica, ecco Sallustio e Quintiliano, che delle rispettive discipline – storiografia e retorica – seppero essere anche teorici. Infine, i cenni di grammatica sono dedicati a vocativo e ablativo.
25° VOLUMEROSE LUXEMBURGIl colpo inferto con il calcio del fucile, il proiettile alla testa, il corpo che sprofonda nelle acque nere di una notte d’inverno a Berlino: i particolari dell’uccisione di Rosa Luxemburg sono crudi, ma non oscurano ciò che la sua vita è stata. Anzi, non bastano a cancellarla. La morte non la colse di sorpresa: era una possibilità che aveva messo in conto scegliendo la militanza. Quando arrivò, Rosa aveva già affidato al mondo abbastanza parole da rendersi inattaccabile dal tempo. Il suo pensiero le è sopravvissuto. La vera desolazione non è nella sua fine, ma in chi resta; non nell’idea colpita, ma nell’umanità violata. Come scrisse in una lettera a Sophie Liebknecht, osservando un bufalo picchiato senza motivo da una guardia, così stiamo ancora oggi davanti alla sua uccisione: incapaci di intervenire, senza parole. Uniti soltanto nel dolore, nell’impotenza, nella nostalgia.