IL FIUTO DEL DOTTOR JEAN
"IL FIUTO DEL DOTTOR JEAN"
11° VOLUME
IL FIUTO DEL DOTTOR JEAN
Il 1938 è per Simenon un anno fausto: pubblica, da Gallimard, dieci romanzi e due raccolte di novelle, nonché, nella collana «Police-Film», dieci nuove inchieste di Maigret (che pure, nel 1934, aveva deciso di mandare in pensione). Nel frattempo, mentre ristruttura una casa a Nieul-sur-Mer, nella Charente-Maritime («passavo il pomeriggio a vangare, piantare, inchiodare…» scriverà nelle Memorie intime), non smette di produrre a un ritmo infernale: «non romanzi, che avrebbero richiesto troppa concentrazione, ma racconti di una cinquantina di pagine, uno al giorno». Tra gli altri, nel corso del solo mese di maggio, ne scrive tredici dedicati al dottor Jean Dollent: un giovane medico di campagna che, per la sua statura non imponente, ma soprattutto perché è una persona semplice e gentile, i pazienti chiamano familiarmente «il dottorino», o anche solo il dottor Jean. Questi, come sostiene l’insigne simenonologo Jean-Baptiste Baronian, si rivela «una sorta di Maigret», «in grado perfino di rivaleggiare con il celebre commissario». Irruente, competitivo ed entusiasta (nonché sensibile al fascino femminile e incline all’innamoramento) quanto Maigret è torpido, paziente e burbero, il dottorino scopre, con un certo stupore e una discreta dose di compiacimento, di possedere notevoli capacità investigative, di essere «un risolutore di enigmi umani» – simile, in questo, allo stesso Maigret, e come lui pronto a mettersi nella pelle degli altri, a «vederli muoversi nel loro ambiente». Comincia così a ficcare il naso in affari che non dovrebbero riguardarlo, cacciandosi a volte in situazioni anche francamente imbarazzanti. Con Jean Dollent, Simenon ci regala un personaggio non meno accattivante dei componenti dell’Agenzia O – un personaggio capace di conquistarci al primo incontro.
IL FIUTO DEL DOTTOR JEAN
Il 1938 è per Simenon un anno fausto: pubblica, da Gallimard, dieci romanzi e due raccolte di novelle, nonché, nella collana «Police-Film», dieci nuove inchieste di Maigret (che pure, nel 1934, aveva deciso di mandare in pensione). Nel frattempo, mentre ristruttura una casa a Nieul-sur-Mer, nella Charente-Maritime («passavo il pomeriggio a vangare, piantare, inchiodare…» scriverà nelle Memorie intime), non smette di produrre a un ritmo infernale: «non romanzi, che avrebbero richiesto troppa concentrazione, ma racconti di una cinquantina di pagine, uno al giorno». Tra gli altri, nel corso del solo mese di maggio, ne scrive tredici dedicati al dottor Jean Dollent: un giovane medico di campagna che, per la sua statura non imponente, ma soprattutto perché è una persona semplice e gentile, i pazienti chiamano familiarmente «il dottorino», o anche solo il dottor Jean. Questi, come sostiene l’insigne simenonologo Jean-Baptiste Baronian, si rivela «una sorta di Maigret», «in grado perfino di rivaleggiare con il celebre commissario». Irruente, competitivo ed entusiasta (nonché sensibile al fascino femminile e incline all’innamoramento) quanto Maigret è torpido, paziente e burbero, il dottorino scopre, con un certo stupore e una discreta dose di compiacimento, di possedere notevoli capacità investigative, di essere «un risolutore di enigmi umani» – simile, in questo, allo stesso Maigret, e come lui pronto a mettersi nella pelle degli altri, a «vederli muoversi nel loro ambiente». Comincia così a ficcare il naso in affari che non dovrebbero riguardarlo, cacciandosi a volte in situazioni anche francamente imbarazzanti. Con Jean Dollent, Simenon ci regala un personaggio non meno accattivante dei componenti dell’Agenzia O – un personaggio capace di conquistarci al primo incontro.