EZIO MAURO: ADDIO ALLA CORONA
È un’Italia stremata dalla guerra, stordita dai vent’anni di dittatura quella che il 2 giugno 1946 va al voto nel referendum che deve decidere la forma dello Stato, monarchia o Repubblica. Con un atto di fede supremo nella democrazia i partiti antifascisti che sostengono il governo De Gasperi decidono di ricostruire il paese partendo dalle istituzioni di base, i Consigli comunali innanzitutto, poi il voto politico per l’Assemblea Costituente e infine il referendum sul profilo dello Stato. È la scelta di far entrare lo spirito di libertà in un Paese bloccato dall’avventura fascista, affidando alla potenza democratica del suffragio universale – per la prima volta votano anche le donne – il compito di modellare le istituzioni civiche e di decidere tra la tradizione di Casa Savoia e l’innovazione repubblicana. La Corona paga il prezzo della connivenza di Vittorio Emanuele III con il Duce e le pagine più tragiche del regime, fino all’alleanza rovinosa con Hitler e alla sconfitta. Ma pesa soprattutto la fuga notturna del 9 settembre con Badoglio e i vertici militari, abbandonando Roma al suo destino con i nazisti alle porte. Si vota in un Paese dove manca tutto, ci sono errori, incidenti, ma non brogli. Nei giorni successivi al voto si arriva alla rottura tra De Gasperi e Umberto fino alla decisione di quest’ultimo di lasciare l’Italia rifiutando di riconoscere la Repubblica. L’Italia repubblicana nasce tra voci incrociate di golpe, rivolte di piazza, minacce di guerra civile. Ma nasce dalla scelta libera degli elettori, dalla volontà sovrana del popolo. La Repubblica come una conquista.
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